Libro può avere numerosi errori di battitura, testo mancante, le immagini, o di un indice. Gli acquirenti possono scaricare gratuitamente una copia digitalizzata del libro originale (senza errori di battitura) da parte dell'editore. Non illustrato. 1867 Estratto: ... dall'oste suo: « Se tu il vuoi vedere va domane damattina a udire messa in duomo, e lui vedrai, imperò ch'è suo costume il dì delle feste stare in chiesa all'ufìcio divino »: onde prestamente andatovi la mattina vegnente e essendo già in coro il duca solo su alto, e Nofri che lui non conosciea (imperò che elli avea per suo vestire quella mattina uno frusone sanza alcuno segno di cavaliere o di signore, quasi come se volesse cavalcare, detto l ' uficio), a lui s'acostava e cominciò così a dire: « O compagnone, quando verrà il duca? non è elli omai l' ora del suo venire, chè è cominciata la messa? » A cui il duca così dicea, riguardandolo in viso e parendogli italiano: « Perchè ne domandate voi, gentile uomo? », parlando lombardo, chè assai convenevolmente pratico n'era. Nofri udendo parlarlo in tal forma più prese di sicurtà, stimando quelli essere lombardo, e così li rispuose: « Io arei vaghezza innanzi che io mi partissi di questa terra vedello, e però ve ne domandava. » A cui il duca dicea: « Voi il vedrete prestamente, e se e' v'è in piacere, ditemi donde siete e se avete novella alcuna e che andate faccendo? » A cui disse Nofri: « lo sono fiorentino nè altre novelle io ò, e vogliomene tornare a Firenze, ma prima essere a Vinegia e comperare certe mercatanzie del mio mestiere » « Ora colla buona ventura », dicea il duca « e che mestieri è il vostro? » A cui presto rispuose: « Compagnone, il mio mestieri è speziale; ma lasciamo stare questo, quando credi tu che costui venga allo uficio? Io credo ...
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