Due movimenti, un unico respiro. Da una parte prevale la terra, la memoria che preme sotto la corteccia: sono le Radici, dove la “sughera” si fa scudo e prigione. Dall’altra il cielo, l’assenza, la tensione verso l’alto invadono i versi: è Fugacea, dove il distacco smette di essere perdita per farsi ascesa spirituale. Sughera, Intrecci non è solo una raccolta di poesie, ma un’architettura di parole e segni grafici che si guardano allo specchio. Tra illustrazioni che fungono da varchi e versi che si muovono tra la densità della memoria e l’aria della trascendenza, l’autrice costruisce un ponte tra ciò che ci trattiene e ciò che ci libera. Questo dialogo sinergico tra l’illustrazione e il verso ci conduce lungo un filo teso tra l’appartenenza e la liberazione, ponendoci la domanda più radicale: e se fuggire fosse l’unico modo per ritrovarsi davvero?
Fabiola Meroni (Como, 1996) è docente, poetessa e illustratrice. La sua cifra stilistica risiede in un sistema comunicativo sinergico dove parola e segno grafico nascono simultaneamente come canali complementari. Questa interazione è il cuore delle mostre personali Versi Dipinti e del leporello d’artista Iguana delicatissima, realizzato in collaborazione con Roberto Giudici. Autrice della raccolta illustrata Nymphaea alba (AttraVerso) e presente nell’antologia Poete oltre le stanze (ChiareVoci), prosegue oggi la sua ricerca con Sughera, Intrecci, un’indagine materica e aerea sulle architetture dell’anima.
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