Scritto negli anni del secondo dopoguerra, questo libro descrive il fascismo delle origini, quando era un Movimento e non un Partito, e non sembrava certamente destinato a diventare una Dittatura. In particolare viene messa a fuoco la critica allo Stato liberale, che poneva come suoi fondamenti l’economia e lo smisurato egoismo delle classi dirigenti. Ecco due ottime ragioni per leggere con attenzione quello che per Massimo Rocca è stato Il primo Fascismo. La prima è che Rocca ha vissuto in prima persona – a tratti anche in prima fila – quella storia fin dalla gestazione, nella drammatica e tumultuosa stagione dell’estate-autunno del 1914. E poi, via via, attraverso l’interventismo, la Grande Guerra, la nascita dei Fasci di Combattimento, Fiume e il biennio rosso, l’ascesa e il dilagare dello squadrismo, la Marcia su Roma, i primi atti del governo Mussolini fino alle decisive (anche perché non ce ne furono altre) elezioni politiche dell’aprile 1924. La seconda ragione è che Rocca ha potuto parlare e scrivere con cognizione di causa solo del «primo Fascismo» perché è l’unico che ha conosciuto davvero. Premessa di Fabio Andriola.
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