Chi ha vissuto gli anni Settanta sa bene che fino a quel decennio tutto ciò che affascinava musicalmente i giovani italiani era di provenienza americana o britannica. Sul calare di quella decade alcune produzioni legate alla disco music cominciarono a oltrepassare il perimetro nazionale, conquistando le classifiche d'oltremanica e d'oltreoceano. In particolare, la nostra penisola iniziò a pullulare di discoteche conformate sui modelli USA, assorbendo i dettami del travoltismo e della «Saturday Night Fever». Negli anni Ottanta, con l'avvento dell'Italo Disco, il nostro paese divenne dominante nelle produzioni destinate alle discoteche a livello planetario, mentre le coste italiane e le principali città si riempivano di strutture imponenti destinate al ballo. Solo nel decennio successivo però - dopo aver scardinato i canoni l'eurodance, rimodulato l'house e destrutturato la techno - l'Italia diventò, fino alle soglie del nuovo millennio, il timone e la guida assoluta della dance continentale, condizionando le scelte dei più accreditati produttori e DJs americani. Il libro prova descriverne e spiegarne le cause e i fenomeni connessi: DJ, etichette, produttori, club, moda e trend, nonché gli aspetti sociologici e ambientali che portarono la penisola italica sul tetto del mondo.
La transizione dal crepuscolo degli anni Ottanta all'alba del nuovo decennio segnò un momento di profonda ridefinizione epistemologica per l'industria fonografica italiana, che si spogliava delle velleità sinth-pop dell'Italo Disco per abbracciare un rigore tecnologico dalle ambizioni globali. Il processo di gemmazione ebbe origine nei laboratori sotterranei e nelle discoteche della Riviera e del Nord Italia, dove la figura del produttore inizia a sovrapporsi a quella del demiurgo sonoro, capace di sintetizzare le istanze dell'house music d’oltreoceano con una vocazione melodica che affondava le radici nella tradizione compositiva mediterranea. Il primo atto di questa rivoluzione si manifestò attraverso una sperimentazione ritmica che vide l'Italia primeggiare nell'uso del campionamento digitale, una tecnica che permetteva di decontestualizzare frammenti vocali soul e gospel per incastonarli all'interno di impalcature elettroniche iterate e ossessive.
Fu in questo humus culturale che s'innestò l'attività di alcuni pionieri della console come i membri del team Groove Groove Melody, i quali, sotto lo pseudonimo di Black Box, nel 1989, diedero alle stampe «Ride On Time». Questo progetto non rappresentò soltanto un successo commerciale senza precedenti, ma costituì il manifesto programmatico di un inedito paradigma estetico, dove la potenza del beat si sposava con una vocalità epica, innescando un cortocircuito emotivo che diverrà il marchio di fabbrica delle produzioni nazionali. La narrazione storiografica non può dunque prescindere dal considerare il biennio 1990-1991 come una fase di gestazione feconda, durante la quale il suono italico si purificò dalle ultime scorie analogiche per tendere verso una perfezione formale quasi asettica, ma dotata di un'irresistibile forza propulsiva.
Il passaggio cruciale verso la piena maturità del genere avvenne con la nascita di vere e proprie fucine del suono, strutture organizzate secondo criteri quasi industriali dove la creatività individuale fu convogliata in un sistema di produzione seriale di altissimo profilo tecnico. Figure visionarie come Gianfranco Bortolotti compresero prima di altri che il successo internazionale risiedeva nell'abilità a conformare un'identità sonora immediatamente riconoscibile, una sorta di firma acustica basata sulla precisione chirurgica dei bassi e sulla spazialità dei sintetizzatori.
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Paperback. Zustand: new. Paperback. Chi ha vissuto gli anni Settanta sa bene che fino a quel decennio tutto cio che affascinava musicalmente i giovani italiani era di provenienza americana o britannica. Sul calare di quella decade alcune produzioni legate alla disco music cominciarono a oltrepassare il perimetro nazionale, conquistando le classifiche d'oltremanica e d'oltreoceano. In particolare, la nostra penisola inizio a pullulare di discoteche conformate sui modelli USA, assorbendo i dettami del travoltismo e della Saturday Night Fever. Negli anni Ottanta, con l'avvento dell'Italo Disco, il nostro paese divenne dominante nelle produzioni destinate alle discoteche a livello planetario, mentre le coste italiane e le principali citta si riempivano di strutture imponenti destinate al ballo. Solo nel decennio successivo pero - dopo aver scardinato i canoni l'eurodance, rimodulato l'house e destrutturato la techno - l'Italia divento, fino alle soglie del nuovo millennio, il timone e la guida assoluta della dance continentale, condizionando le scelte dei piu accreditati produttori e DJs americani. Il libro prova descriverne e spiegarne le cause e i fenomeni connessi: DJ, etichette, produttori, club, moda e trend, nonche gli aspetti sociologici e ambientali che portarono la penisola italica sul tetto del mondo.La transizione dal crepuscolo degli anni Ottanta all'alba del nuovo decennio segno un momento di profonda ridefinizione epistemologica per l'industria fonografica italiana, che si spogliava delle velleita sinth-pop dell'Italo Disco per abbracciare un rigore tecnologico dalle ambizioni globali. Il processo di gemmazione ebbe origine nei laboratori sotterranei e nelle discoteche della Riviera e del Nord Italia, dove la figura del produttore inizia a sovrapporsi a quella del demiurgo sonoro, capace di sintetizzare le istanze dell'house music d'oltreoceano con una vocazione melodica che affondava le radici nella tradizione compositiva mediterranea. Il primo atto di questa rivoluzione si manifesto attraverso una sperimentazione ritmica che vide l'Italia primeggiare nell'uso del campionamento digitale, una tecnica che permetteva di decontestualizzare frammenti vocali soul e gospel per incastonarli all'interno di impalcature elettroniche iterate e ossessive.Fu in questo humus culturale che s'innesto l'attivita di alcuni pionieri della console come i membri del team Groove Groove Melody, i quali, sotto lo pseudonimo di Black Box, nel 1989, diedero alle stampe Ride On Time. Questo progetto non rappresento soltanto un successo commerciale senza precedenti, ma costitui il manifesto programmatico di un inedito paradigma estetico, dove la potenza del beat si sposava con una vocalita epica, innescando un cortocircuito emotivo che diverra il marchio di fabbrica delle produzioni nazionali. La narrazione storiografica non puo dunque prescindere dal considerare il biennio 1990-1991 come una fase di gestazione feconda, durante la quale il suono italico si purifico dalle ultime scorie analogiche per tendere verso una perfezione formale quasi asettica, ma dotata di un'irresistibile forza propulsiva.Il passaggio cruciale verso la piena maturita del genere avvenne con la nascita di vere e proprie fucine del suono, strutture organizzate secondo criteri quasi industriali dove la creativita individuale fu convogliata in un sistema di produzione seriale di altissimo profilo tecnico. Figure visionarie come Gianfranco Bortolotti compresero prima di altri che il successo internazionale risiedeva nell'abilita a conformare un'identita sonora immediatamente riconoscibile, una sorta di firma acustica basata sulla precisione chirurgica dei bassi e sulla spazialita dei sintetizzatori. This item is printed on demand. Shipping may be from multiple locations in the US or from the UK, depending on stock availability. Bestandsnummer des Verkäufers 9798196414855
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