Il VII libro dell'Eneide - Softcover

Virgilio, Publio; Natucci, Alessandro; Zanasi, Fabia

 
9798283943404: Il VII libro dell'Eneide

Inhaltsangabe

Il testo comprende una introduzione che riporta cenni biografici del poeta, un excursus riguardante la fortuna, la rassegna delle opere, Bucoliche, Georgiche ed Eneide, con la sintesi dei libri di ciascuna di esse, in particolare la struttura del libro VII e la sua fortuna dall’antichità, fino al XVIII sec., la trascrizione del libro stesso con la traduzione a fronte e, in appendice, la Vita di Virgilio, redatta da Elio Donato, nell’originale e anch’essa con traduzione a fronte.
Nel VII libro, indicato nei tempi antichi come l’inizio della seconda parte del poema ispirato all’Iliade, Sir Archibald Geikie coglie l’abilità espressiva di Virgilio nel rappresentare la bellezza dei luoghi e la meraviglia di Enea alla vista del Tevere: “Nella scena descritta da Virgilio, quando Enea vede per la prima volta il Tevere, il poeta mostra la sua abile arte e, allo stesso tempo, il suo orgoglioso apprezzamento per il fiume tanto caro a ogni romano. Egli ha cura di collocare l'evento al mattino presto, in primavera o all'inizio dell'estate, quando il paesaggio è al massimo del suo splendore e la prima impressione della scena è tale, da deliziare i cuori dei Troiani che entrano nella terra promessa”.
Di seguito sono riassunte le principali tematiche del libro.
Approdato sulla costa, Enea subisce un ulteriore lutto: muore la nutrice Gaeta, in onore della quale nomina la località dal nome di lei, ivi sepolta. Avvistati i lidi della dimora di Circe, col vento in poppa imbocca il fiume Tevere controcorrente, raggiungendo Laurento.
Virgilio invoca la musa Erato, affinché egli possa descrivere la condizione dell’antico Lazio e narrare i prodigi annunzianti l'arrivo dei Troiani.
La fine del viaggio è giunta, ora Enea deve trovare un luogo per fondare la nuova città, per questo invia ambasciatori al re Latino, signore di quei territori. L’accoglienza del sovrano è favorevole allo stanziamento degli esuli, con i quali è predisposto a stabilire una duratura alleanza, sancita dal matrimonio della propria figlia Lavinia con l’eroe.
Ancora una volta Giunone sconvolge i piani, per ostacolare i Troiani: evoca dal l'inferno la Furia Aletto affinché infonda discordie prima nell’animo di Amata, moglie di Latino, poi in Turno, il re dei Rutuli, al quale era stata promessa in matrimonio Lavinia, e infine crea discordia fra la gioventù troiana e i contadini del Lazio. Incita allo scontro, suonando la tromba di guerra: divampa il combattimento feroce. Riportati i morti in città, Turno ed Amata inutilmente istigano il re Latino affinché vendichi il sangue versato
Poiché Latino si rifiuta di aprire le porte del tempio di Giano, Giunone stessa le apre alla Guerra.
L’ultima parte del libro (vv.641-817) costituisce una autentica rassegna degli antichi popoli italici, Equi, Sabini, Osci, Ausoni, che partecipano alla contesa.

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